L’origine di Isernia è antichissima. Nel
periodo paleolitico, l’uomo già vi dimorava,
benché la storia della città inizi con
l’epoca sannitica.
Il sito su cui sorge l’abitato, tra due vallate
solcate dai fiumi Gianocanense e Giovinale (o San
Giovinale), oggi volgarmente chiamati Carpino e Sordo,
era strategicamente molto importante.
Nel 263 a.C., Roma, dopo la faticosa vittoria sui
Sanniti, fondò a Isernia una colonia latina.
Durante la guerra sociale, la città fu occupata
dagli Italici i quali vi collocarono la loro capitale.
Silla la ridusse ad un cumulo di macerie, ma in seguito
Aesernia fu ricostruita ed elevata al rango di municipium;
e con l’età cesariana ed augustea attraversò
un periodo di splendore.
Con la caduta dell’impero romano Isernia subì
un destino analogo a quello di altre città;
venne distrutta nel 456 dai barbari e, nel IX secolo,
per ben tre volte subì le incursioni saracene.
Durante il dominio normanno, Isernia fece parte della
contea di Molise.
Nel periodo svevo fu terra regia, unica nel Molise
ad avere tale veste giuridica.
Nel secolo XIII a Isernia nacquero personaggi che
svolsero un ruolo di primo piano sulla scena italiana
ed europea, quali papa Celestino V e il giureconsulto
Andrea d’Isernia.
All’inizio del secolo successivo, la città
era feudo di Raimondo Berengario D’Angiò.
In seguito, il re Carlo II ne nominò titolare
l’ultimo dei propri figli, Pietro. Nel 1316
Isernia fu tra le terre pignorate per cautelare la
dote che Caterina d’Austria portava in occasione
delle proprie nozze. Dopo la morte di costei (1323),
Isernia passò in feudo al suo vedovo, il duca
di Calabria. Nel 1371 ne era possessore Carlo di Durazzo,
il quale dieci anni dopo assegnò la città
alla propria consorte Margherita, che poi la cedette
a Giacomo di Marzano.
Nel Quattrocento Alfonso I D’Aragona proclamò
Isernia città regia in perpetuo. Ciò
nonostante suo figlio naturale, Ferrante I, ne diede
la proprietà alla moglie Giovanna.
Nel 1518 Isernia fu feudo del marchese Guglielmo
De Croy.
Nel 1639 ne era possessore il duca Carlo Greco. Passò
poi a Diego D’Avalos il quale, nel 1698, vendette
la città alla famiglia Costanzo.
Nel 1710 Cesare Michelangelo D’Avalos riscattò
il feudo. Dal 1743 fino all’epoca della eversione
della feudalità Isernia fu città regia,
come altre volte nel corso della propria storia. Nel
1780, Isernia era la città più popolosa
del Contado di Molise, con ben 5156 abitanti. Nel
1799, gli isernini osteggiarono le armate francesi
che si apprestavano a conquistare il regno di Napoli.
Il 26 luglio 1805 un violentissimo terremoto colpì
il Contado e ad Isernia vi furono numerose vittime
e ingenti danni ai fabbricati.
Nel 1860 gli isernini aderirono alla reazione borbonica
contro i piemontesi.
Calamità naturali e guerre, nel corso dei
secoli, hanno più volte sconvolto la città.
Più che per ogni altro tragico evento, Isernia
ha subito vittime a causa dei bombardamenti del settembre
del 1943; gli anglo-americani rasero al suolo quasi
un terzo dell’abitato e provocarono la morte
d’un altissimo numero di persone.
Il 3 marzo 1970 Isernia è stata elevata a
capoluogo di provincia.
IL PATRONO DI ISERNIA
Nel vigente Statuto del Comune di Isernia si legge
che «Patrono della città di Isernia è
San Pietro Celestino, la cui festività religiosa
e civile è fissata per il giorno 19 maggio».
In realtà, si tratta d’un patrono più
che controverso, in ragione del fatto che copiosa
documentazione assegna tale ruolo a san Nicandro.
Nel Seicento, Ciarlanti (Memorie historiche del Sannio,
p. 152), trattando dei santi Nicandro e Marciano,
scrisse che «furono presi per protettori da
Venafro, Isernia e Atino». Un altro storico
molisano, Giambattista Masciotta (Il Molise dalle
origini ai nostri giorni, vol. 3°), scrivendo
di Isernia asserisce: «i patroni comunali sono
i SS. Nicandro, Marciano e Daria, la cui festa ricorre
annualmente il 17 giugno». Concorda con loro
Antonio Mattei (Storia di Isernia, vol. 3°) che
afferma: «San Nicandro è patrono principale;
S. Pietro Celestino è patrono secondario insieme
ai SS. Medici e a S. Barbara». In una pubblicazione
edita dalla curia isernina (La Diocesi di Isernia-Venafro
nel 1987), alla voce “I Nostri Santi e i Nostri
Patroni”, si legge che «S. Pietro Celestino
V papa» è «Patrono secondario di
Isernia». La stessa pubblicazione, nella parte
riguardante la chiesa di san Pietro Apostolo, individua
nei «SS. Nicandro, Marciano e Daria» i
«Patroni della città e diocesi».